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nando ceruso

Un primo maggio di solidarietà a sostegno di tutti i lavoratori

In occasione del 1° maggio l’Organizzazione per il lavoro in Ticino (TiSin) solidarizza con tutti i lavoratori e le lavoratrici che stanno vivendo il cruccio dell’insicurezza sul posto di lavoro, mentre si schiera a fianco delle persone disoccupate e dei lavoratori indipendenti che a causa del COVID-19 si trovano in serie difficoltà.

Nel quadro cantonale TiSin chiede al Consiglio di Stato e ai rappresentati delle diverse categorie d’impresa di intraprendere azioni concrete, volte ad attenuare i disagi dei disoccupati e dei lavoratori indipendenti, determinati anche da una scarsa considerazione della manodopera locale.

Al di la dei proclami di circostanza che saranno esternati dalle più parti e che puntualmente cadranno nel vuoto il giorno seguente il primo maggio, TiSin si aspetta azioni più determinate dalle autorità di Governo e dalle associazioni che rappresentano i diversi rami d’impresa, per ridare dignità e fiducia a coloro che sono esclusi, non per loro colpa, dal mondo del lavoro.

Sul campo dei disoccupati.

Sollecita il Governo affinché si faccia promotore davanti alla Segretaria di Stato dell’economia (SECO), chiedendo misure straordinarie verso tutti i disoccupati per prolungare il periodo quadro delle indennità di disoccupazione, almeno nella misura in cui è stato imposto il blocco delle attività produttive e commerciali a livello cantonale. Considerato che il numero dei disoccupati rischia di aumentare in modo esponenziale proprio gli effetti del COVID-19, occorre dedicare massima attenzione verso le potenzialità professionali che possono essere recuperate tra le migliaia di lavoratori e lavoratrici iscritte nelle liste di collocamento. Ragione per cui, anche alle più importanti associazioni padronali ticinesi (Associazione industrie ticinesi – AITI, Società impresari costruttori ticinesi – SSIC Ti e Distributori ticinesi – Disti), TiSin chiede espressamente che si facciano promotrici di un’azione di riassorbimento della disoccupazione, sensibilizzando il padronato ad assumere una maggiore responsabilità sociale verso il territorio, in primis favorendo il ricollocamento della manodopera locale che è stata emarginata dal lavoro e relegata in un inaccettabile stato di disoccupazione permanente.

Lavoratori e lavoratrici indipendenti

Si tratta di una categoria di lavoratori e lavoratrici indipendenti che, senza scusanti di sorta, va sostenuta alla pari degli altri settori d’impresa, attraverso nuove disposizioni governative che sanciscano i loro diritti di lavoratori e di operatori economici indispensabili nel quadro dell’economia e della vita sociale cantonale. Dopo la battuta d’arresto imposta all’economia e al mondo del lavoro con i decreti adottati dal Consiglio federale e dal Consiglio di Stato cantonale, conseguenti COVID-19, anche i lavoratori e le lavoratrici indipendenti vanno sostenuti affinché possano superare l’attuale momento di crisi.

Avendo il Consiglio federale trascurato alla grande questa importante categoria di persone, nella quale si identificano piccoli artigiani, operatori del settore turistico e della ristorazione, del commercio, del mondo della comunicazione, parrucchieri, estetiste, operatrici domestiche e indistintamente tutte le persone che svolgono un’attività indipendente, TiSin chiede con fermezza che il Consiglio di Stato intervenga con urgenza verso il Consiglio federale affinché si dispongano opportune risorse finanziarie, retroattive, a loro sostegno. Alla pari degli altri settori, dunque, anche gli indipendenti devono usufruire di un reddito di disoccupazione adeguato alla professione, nonché una somma a fondo perduto retroattiva che consenta loro di far fronte ai costi correnti che concernono le loro strutture, almeno per il periodo del blocco delle attività imposto dalle Autorità di Governo, per fare in modo che possano riprendere l’attività con un minimo di prospettiva e serenità d’animo.

Verifiche e controlli delle imprese, ma con profili professionali e logiche di buon senso.

È indubbio che i lavoratori debbano lavorare con i migliori sistemi di protezione e sicurezza della loro salute, in tal senso i datori di lavoro dovranno profondere il massimo sforzo, ma i controlli non possono e non devono fungere da pretesto per condizionare l’attività delle imprese e di coloro che hanno la responsabilità giuridica di rappresentarle e dirigerle. Per agevolare la ripresa delle attività, adottando nuovi sistemi organizzativi del lavoro in sicurezza che s’imporranno, per la salvaguardia della salute delle persone e dei posti di lavoro in Ticino, TiSin è del parere che i controlli nelle imprese debbano essere professionalmente qualificati e fuori da schemi polizieschi che creano pregiudizio e mortificano agli ambienti lavorativi, ma essere calibrati confidando anche sul senso di responsabilità della stragrande maggioranza degli imprenditori e delle associazioni di categoria che li rappresentano. In conclusione, TiSin auspica che lo stato di crisi in cui si trova il Cantone, e che caratterizza questo primo maggio, possa essere superato anche attraverso un rinnovato rapporto di partenariato sociale adeguato alle nuove esigenze del tessuto economico e lavorativo regionale.

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