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lavoro

Un 1° maggio per il lavoro in Ticino, contro la disoccupazione e il precariato

In occasione del 1° maggio l’organizzazione per il lavoro in Ticino – TiSin – rivolge la sua particolare attenzione alla fascia di lavoratrici e lavoratori più esposta al rischio di perdere il posto lavoro e alle conseguenze, di ordine economico e sociale, che ne deriverebbero. Tale attenzione è rivolta anche alla categoria degli indipendenti troppo spesso dimenticata dalle componenti politiche e sindacali. Gli effetti pandemici connessi al COVID 19 hanno lasciato strascichi piuttosto rilevanti nel mondo del lavoro cantonale, caratterizzati da una percentuale sempre più elevata di lavoratrici e lavoratori (in particolare over 50/60) che con la perdita del posto di lavoro sono scivolati nel limbo della disoccupazione, del precariato e sotto la soglia di povertà.

Tali aspetti controversi non possono lasciare indifferente TiSin, perché ritiene inaccettabile che in un paese ricco come la Svizzera tantissime persone si ritrovino emarginate dal mondo lavoro locale, mentre, anacronisticamente, è in netto aumento l’impiego di manodopera di provenienza estera in quanto più facilmente assoggettabile a contratti di lavoro precari, con bassi salari e vuoti di contenuti sociali. Così come non può rimanere indifferente davanti all’esagerato proliferare di contratti di lavoro precari (a ore e su chiamata) riscontrabili in alcune grandi e medie imprese, in particolare della grande distribuzione e del commercio, che hanno finito per impoverire il tessuto lavorativo locale esercitando una sorta di concorrenza sleale tra la manodopera di provenienza estera e quella locale. È indubbio che gli effetti della pandemia accentueranno il fenomeno della disoccupazione, del precariato e della povertà di chi lavora e vive nel territorio cantonale.

Per tali motivi TiSin ritiene indispensabile che si ponga un argine alla a tale deriva, al fine di attenuare le difficoltà di migliaia di ticinesi che non riescono più a sopperire alle esigenze personali e famigliari, sia per la perdita del posto di lavoro o per via di contratti di lavoro precari che non consentono un dignitoso tenore di vita per chi risiede nel nostro Cantone. Da ciò la necessità di adottare un piano occupazionale e di reinserimento professionale a favore delle ticinesi e dei ticinesi disoccupati, attraverso il supporto dello Stato e con il coinvolgimento delle più importanti imprese del Cantone, sviluppando un progetto di solidarietà per il lavoro tra lo Stato, la comunità lavorativa disoccupata e le imprese.

Nuovo Partenariato sociale contro la disoccupazione e per la creazione di nuove opportunità lavorative

Anche le regole di partenariato sociale vigenti dovranno essere ripensate nell’ottica di creare un nuovo e autentico rapporto di partenariato sociale, orientato alla trasparenza e alla collaborazione, fuori dagli schemi ideologici e lobbistici vigenti che penalizzano pesantemente le imprese, gli artigiani e gli stessi lavoratori. TiSin chiede, dunque, che sia stabilito un nuovo rapporto di collaborazione tra le parti contrattuali basato su giusti equilibri di rappresentanza decisionale. I balzelli sindacali imposti contrattualmente, e dedotti dalle buste paga (1% del salario), andranno ridimensionati nella misura del 50%, poiché non è più sostenibile che le lavoratrici e i lavoratori debbano farsi carico di una sorta di tassa contrattuale che confluisce direttamente nelle casse delle Commissioni paritetiche e dei sindacati, senza alcuna possibilità di controllo sulla nebulosa gestione di enormi mezzi finanziari che vengono maneggiati dalle Commissioni paritetiche con disinvolta superficialità e senza renderne conto a nessuno.

TiSin si adopererà con tutti i mezzi affinché si cambino tali regole che agevolano interessi che nulla hanno a che fare con quelli delle imprese e dei lavoratori; farà in modo che la parte decisionale sugli accordi contrattuali e sui controlli delle imprese non sia più determinata, in larga misura, da funzionari di parte sindacale e padronale che si dimostrano distanti dagli interessi del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori, e lotterà con tutti i mezzi consentiti, contro gli eccessi di burocrazia e i costi economici generati dagli scriteriati ed esagerati controlli delle Commissioni paritetiche (Svizzera centrale 25% delle imprese controllate, Ticino l’85%), che stanno mettendo in ginocchio una moltitudine di imprese e con esse i lavoratori e le lavoratrici che non si sentono più rappresentate dalle tradizionali associazioni di categoria

In difesa del lavoro in Ticino!

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