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No alla libera circolazione incontrollata!

L’Organizzazione per il Lavoro in Ticino (TiSin) è del parere che l’accordo sulla libera circolazione indiscriminata delle persone abbia generato effetti marcatamente negativi per il tessuto lavorativo locale, in seguito alle politiche salariali al ribasso, di sfruttamento e in particolare di esclusione della manodopera più anziana (indigena e domiciliata) adottata da certa imprenditoria, in prevalenza di provenienza estera.

È indubbio che l’immissione indiscriminata (incontrollata e incontrollabile) di manodopera estera nel mercato del lavoro locale abbia agevolato l’evoluzione del dumping sociale a salariale, a danno della manodopera locale che ha dovuto subire la concorrenza di manodopera reperita all’estero facilmente assoggettabile a contratti precari, con salari al ribasso e privi di contenuti sociali.

Non a caso i lavoratori e le lavoratrici con più anni di servizio (gli over 50/55) che fanno parte del tessuto lavorativo locale, a prescindere dalla nazionalità ma  comunque bene inseriti nel tessuto sociale e lavorativo del Paese, vengono emarginati in modo disinvolto dal mondo del lavoro, per essere sostituiti da manodopera estera facilmente assoggettabile a contratti lavorativi da fame, inaccettabili per i lavoratori e le lavoratrici che devono far fronte alle esigenze economiche e famigliari determinate dal costo della vita locale.

Tali ragioni inducono TiSin ad aprire un dibattito aperto sul tema, esprimendo la sua contrarietà sulla libera circolazione incontrollata della manodopera estera nel mondo del lavoro locale, chiedendo, dunque, di disdire e rimettere in discussione l’accordo al fine di ridefinire regole e misure più concrete che tutelino il tessuto lavorativo locale, che impediscano la deregolamentazione del mercato del lavoro, il dumping sociale e salariale che sta relegando in uno stato di precariato e di povertà una fascia sempre più ampia di lavoratori e lavoratrici esclusi dal mondo del lavoro.

Sosterrà, dunque, ogni iniziativa tesa a regolare e limitare i flussi incontrollati di manodopera di provenienza estera che hanno finito per scardinare le regole sociali, contrattuali e lavorative vigenti a livello cantonale e nazionale.

 

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